GIUDITTA
Il libro di Giuditta è così chiamato dal nome della protagonista, che in modo straordinario liberò il paese di Giuda e la città santa, qui chiamata Betulia (cioè «casa di Dio»), da un agguerrito nemico rivale di Dio.
La narrazione è distribuita in tre parti. Nella prima (cc. 1-3) è esposta la minaccia che grava sul popolo giudaico da parte dell’esercito al servizio dell’empio re Nabucodònosor. La seconda parte (4-8) descrive l’oppressione dei Giudei assediati che, stremati di forze, chiedono la capitolazione della città, mentre Giuditta li esorta a continuare la resistenza. Nella terza parte (9-16) viene narrata la liberazione ottenuta con l’ardito intervento di Giuditta, che riesce con l’inganno a uccidere Oloferne, comandante dell’esercito nemico. Dopo la vittoria il paese di Giuda gode di un lungo periodo di pace. Il modo col quale Giuditta ottiene la vittoria (inganno, seduzione, assassinio) è il suo modo di difendere dall’aggressore la sua città e il suo popolo a proprio rischio e pericolo.
I dati storici, cronologici e topografici della narrazione lasciano perplessi, ma l’autore, che scrive verso la metà del II secolo a.C., prende elementi da varie situazioni difficili in cui si è trovato il popolo di Dio lungo la sua storia per comporre un racconto edificante, non il resoconto storico di un determinato evento.
Nel libro è particolarmente significativo il senso dato alle sventure e sofferenze nella vita dell’uomo e del popolo d’Israele. Non sempre sono punizioni: spesso sono prove che servono a confermare la fedeltà verso Dio che non manca di intervenire. Questo insegnamento costituisce il vertice dottrinale dell’opera e riflette tante istruzioni contenute nei libri sapienziali.
