SECONDO LIBRO DEI MACCABEI
Il libro, scritto in greco, contiene i fatti succedutisi in Giudea dal 175 al 160 a.C.; non è perciò la continuazione di 1Mac, anche se rievoca alcuni fatti che esso narra.
L’autore lo presenta come il compendio di un’opera, a noi sconosciuta, scritta poco dopo il 160 a.C. da un certo Giasone di Cirene, un giudeo della diaspora africana. L’anonimo abbreviatore realizzò il suo compendio scegliendo gli episodi più significativi; conservò però lo stile «patetico» della narrazione, ricco di enfasi, di invocazioni e invettive, punteggiato da interventi soprannaturali. Questo stile «patetico» ha lo scopo di persuadere e commuovere il lettore.
L’opera inizia con due lettere (1,1 - 2,18) che invitano gli Ebrei d’Egitto a celebrare insieme ai fratelli della Giudea la festa della purificazione del tempio. Dopo la prefazione (2,18-32) si possono distinguere due nuclei narrativi: il primo riporta episodi della persecuzione violenta contro gli Ebrei, che provoca i martiri, da una parte, e dall’altra intrighi e compromessi di alcuni sommi sacerdoti per il potere (cc. 3-7); il secondo nucleo riporta le imprese di Giuda Maccabeo fino alla splendida vittoria su Nicanore (8,1 - 15,36). Nella breve conclusione (15,37-39) l’autore si congeda dai lettori.
Il libro fa progredire la rivelazione su un punto cruciale. In esso si esprime la credenza esplicita nella risurrezione: se i giusti soffrono fino al martirio per la loro fede, sono sicuri di risuscitare dal regno dei morti e ottenere una ricompensa nell’altra vita.
