PROVERBI
Il libro dei Proverbi raccoglie un materiale che si estende nell’arco di cinque secoli circa (dal X al V) ed è costituito da nove collezioni di proverbi, appartenenti ad autori ed epoche diversi: I. 1,8 - 9,18; II. 10,1 - 22,16; III. 22,17 - 24,22; IV. 24,23-34; V. cc. 25-29; VI. 30,1-14; VII. 30,15-33; VIII. 31,1-9; IX. 31,10-31.
Nonostante il titolo iniziale «Proverbi di Salomone» (1,1), a lui vengono attribuite solo le due collezioni maggiori, la II e la V; la III ha evidenti affinità con una raccolta egiziana detta massime di Amenemope, risalenti a prima del 1000 a.C. La prima e l’ultima sono dette solo impropriamente collezioni: la I — la più recente, da attribuirsi al redattore finale — è una lunga esortazione ad acquistare la sapienza, fonte di vita e felicità, e ad evitare gli ostacoli che impediscono tale conquista; l’ultima è un poemetto che traccia l’ideale ebraico della donna perfetta.
Nelle due collezioni salomoniche è confluito il materiale più antico, che può risalire in parte all’epoca di Salomone (ca. 970-930 a.C.) e contenere detti del re sapiente per antonomasia.
La maggior parte delle sentenze raccolte nel libro sono veri e propri proverbi: massime brevi, formate generalmente da due versi, ben ritmate e basate spesso su un’immagine o un paragone.
Particolare importanza riveste la prima parte, cc. 1-9, che mette in scena la sapienza personificata che proviene da Dio e ha presieduto come mediatrice e ordinatrice alla creazione. Essa non desidera altro che comunicarsi all’uomo per orientarlo a una vera conoscenza e a un giusto rapporto con la realtà in cui vive, cosicché in tale realtà possa incontrare Dio: «Chi trova me trova la vita e incontrerà la benevolenza del Signore» (8,35).
