OSEA
Osea ha svolto il ministero profetico nel regno d’Israele (Efraim o Giacobbe, come è da lui chiamato) durante lo splendido periodo di Geroboamo II (787-747 a.C.).
Il libro di Osea si può dividere in due parti: la prima (cc. 1-3) rievoca le drammatiche vicende familiari di Osea ed è la chiave di lettura di tutto il libro; la seconda parte comprende i cc. 4-14.
Osea è il profeta che ha saputo cogliere i rapporti tra Israele e Dio dall’esperienza personale dell’infedeltà della sua donna; tale esperienza ha assunto valore simbolico e i nomi dei tre figli avuti da lei specificano simbolicamente le conseguenze dell’infedeltà: Izreèl: località nella quale si erano svolte alcune lotte sanguinose della storia del popolo ebraico; Non-amata: che indica la dolorosa sospensione di ogni sentimento «materno» e «paterno» di Dio per il suo popolo; Non-popolo-mio: che indica l’abbandono del popolo e la condanna alla distruzione (1,5-8).
Osea penetra nell’infinita fedeltà-tenerezza del Dio d’Israele. I rapporti tra Dio e il suo popolo sono descritti come rapporti d’amore tra madre e figlia, fidanzato e fidanzata, sposo e sposa che si appartengono totalmente, accentuando una dimensione materna del tutto nuova nella Bibbia (1,6; 6,4; 11,3-8).
Ma con le sue infedeltà Israele diviene la figlia «non più amata» (1,6), la sposa ripudiata. Dio pensa di ricondurlo a sé mediante il castigo. Sarà come tornare al deserto e là Israele, almeno la parte migliore, un resto, tornerà veramente a Dio (2,11-17). La sofferenza sarà punto di partenza per un nuovo avvenire (2,18-25; 11,7-11). Dio ha amato e ama troppo Israele per distruggerlo (11,8-9) e intende recuperarlo, come lo sposo vuole recuperare la sposa amata, nonostante le infedeltà, come è avvenuto per Osea (3,1-5)
