PRIMA LETTERA AI CORINZI
L’evangelizzazione e la fondazione della Chiesa di Corinto erano avvenute ad opera di Paolo nel corso della seconda spedizione missionaria (anni 50-52), con l’aiuto di Silvano e Timoteo.
Tra la fondazione della comunità e la presente lettera sono trascorsi circa cinque anni. Durante tale periodo nella comunità erano sorte serie difficoltà di varia natura. L’Apostolo, che al momento in cui scrive si trova a Efeso, nel corso della terza spedizione missionaria (tra il 55 e il 57 d.C.), ne è stato informato da alcuni inviati della stessa comunità di Corinto che l’hanno messo al corrente di disordini e gli hanno esposto alcuni quesiti per iscrit- to (7,1). La lettera intende quindi frenare gli abusi segnalati e risolvere le questioni presentate.
Il piano della lettera è quindi semplice. Se si toglie il prologo (1,1-9) e la conclusione (c. 16), il discorso segue in maniera piana il filo delle difficoltà e delle domande che sono state poste. Si parla dunque: delle divisioni tra i fedeli (1,10 - 4,21), dell’inspiegabile condiscendenza verso un cristiano che vive in stato di incesto (5,1-13), del deferimento presso tribunali pagani di liti sorte tra cristiani (6,1-11), di una persistente corrività alla fornicazione (6,12-20). Si passa poi a trattare dei quesiti posti dai Corinzi: scelta tra matrimonio e verginità (7,1-40), le carni immolate agli idoli (8,1 - 11,1), l’ordine nelle assemblee religiose (11,2-34), i carismi e il loro uso (12,1 - 14,40), la risurrezione dei morti (15,1-58).
Vertice dottrinale e poetico della lettera è il celebre inno all’agàpe-carità (c. 13), tanto più significativo a Corinto, che era celebrata come la capitale dell’eros e dell’egoismo.
