SECONDA LETTERA AI CORINZI
La seconda lettera ai Corinzi è la più spontanea e personale di Paolo. Fu scritta dalla Macedonia verso l’autunno del 57 d.C., a meno di un anno dalla prima ai Corinzi. Ma nel frattempo cose incresciose erano accadute a Corinto.
Una grave offesa lanciata contro l’autorità apostolica di Paolo deve aver causato il subbuglio nella comunità, per cui egli decise di aggiornare una visita promessa (cfr. 1,23; 2,2); mandò invece Tito, il quale calmò gli animi, ristabilì l’autorità di Paolo e, incontratolo in Macedonia, gli riferì che le cose si erano messe per il meglio (7,4-16). A questo punto Paolo decise di scrivere per risolvere definitivamente ogni malinteso.
Dopo il prologo di ringraziamento a Dio per i pericoli superati (1,1-11), Paolo illustra la correttezza e la coerenza nel suo comportamento verso i Corinzi, (1,12 - 2,13). A questo punto inizia la grande sezione dedicata al ministero apostolico, di cui descrive il paradosso, la grandezza, l’incomparabilità rispetto al ministero dell’Antico Testamento, il servizio per la riconciliazione e lo sforzo suo personale per non mancare né alla fiducia di Dio né alle aspettative dei fedeli (2,14 - 7,3).
A un intermezzo dedicato alla colletta in favore della comunità di Gerusalemme (cc. 8-9), segue una seconda parte fortemente polemica contro i suoi avversari. Li definisce pseudo-apostoli, camuffati da persone zelanti, mentre in realtà cercano se stessi, e presenta eloquentemente i titoli del suo apostolato (10,1 - 12,10). Dopo l’annuncio della sua prossima venuta a Corinto, la lettera si conclude con la radiosa formula liturgica: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi».
