GIOSUÈ
Il libro porta il nome del protagonista delle vicende in esso narrate, Giosuè, che significa «Jhwh salva». Collaboratore di Mosè, Giosuè accompagnò il grande legislatore d’Israele al monte Sinai (Es 24,13; 32,17), fu designato suo successore e investito dei suoi poteri (Nm 27,15-23). Dopo la morte di Mosè (Dt 34,9), Giosuè si trovò alla testa d’Israele in procinto di entrare nella terra promessa. Siamo verso la fine del secolo XIII a.C.
Il libro si divide in tre parti. La prima (cc. 1-12) narra l’entrata degli Israeliti in Canaan e le loro prime conquiste. La conquista della Palestina centrale è narrata in modo ricco e originale con dettagli eroici e miracolosi, come la presa di Gerico e di Ai e la battaglia di Gabaon. La conquista della Palestina meridionale e settentrionale (cc. 10-12) è presentata in forma breve e schematica. La seconda parte (cc. 13-21) contiene la ripartizione territoriale di Canaan tra le dodici tribù d’Israele con la descrizione dei limiti geografici, una lista di città di rifugio e di città levitiche. La terza parte (cc. 22-24), che serve da epilogo, narra la partenza delle tribù transgiordane, riporta l’ultimo discorso di Giosuè e descrive la grande assemblea di Sichem, durante la quale le tribù strinsero tra loro un patto religioso rinnovando l’alleanza col Dio dei padri.
Il libro mostra la piena realizzazione delle promesse che Dio aveva fatto ai patriarchi (Gn 12,7) circa il possesso della terra di Canaan: esso è perciò la necessaria conclusione del Pentateuco. La terra conquistata diventa il segno della fedeltà di Dio verso il suo popolo impegnato alla stessa fedeltà verso Dio.
