Accorato lamento
1 Il mio spirito è turbato,
i miei giorni si spengono: mi attende il cimitero.
2 Non sono io circondato da beffardi?
Nelle amarezze passa le notti il mio occhio.
3 Deponi, dunque, la mia cauzione pressodi te;
altrimenti chi stringerebbe per me la mano?
4 Dato che tu hai privato il loro cuore della ragione,
perciò non potranno prevalere;
5 come chi invita gli amici a parte del suopranzo,
mentre gli occhi dei suoi figli languiscono.
6 Mi hai fatto la favola delle genti;
sono uno cui si sputa in faccia.
7 Il mio occhio si offusca per il cruccio,
e tutte le mie membra non sono che ombra.
8 I giusti si stupiscono di ciò
e l’innocente si indigna contro il malvagio.
9 Però il giusto si conferma nella sua condotta
e chi ha le mani pure raddoppia il coraggio.
10 Quanto a voi, ritornate tutti, venite dunque,
sebbene non trovi un sapiente tra voi!
11 I miei giorni sono passati,
sono svaniti i miei progetti, i desideri del mio cuore.
12 Pretendono che la notte sia giorno,
che la luce sia imminente, quando giungono le tenebre.
13 Che cosa posso sperare? Gli inferi sono la mia dimora;
nelle tenebre distendo il mio giaciglio.
14 Al sepolcro io grido: “Tu sei mio padre!”
e ai vermi: “Mia madre e mie sorelle!”.
15 Dov’è dunque la mia speranza?
Il mio benessere chi l’ha visto?
16 Scenderà con me negli inferi,
quando caleremo insieme nella polvere».
- Isaia 52,15
(8-9) Espressione biblica per indicare l’apprensione prodotta dal castigo divino dei colpevoli in quelli che ne sono testimoni. Così gli amici di Giobbe: alla vista dei suoi mali, essi gioiscono della giustizia di Dio, secondo i princìpi tradizionali del castigo degli empi su questa terra. Giobbe invece si scaglia contro questa sapienza e questa pietà conservate per tradizione, ma che rifiutano di guardare la realtà.
