DIALOGO FRA GIOBBE E I TRE AMICI
primo ciclo di discorsi
Lamento di Giobbe
1 Dopo di ciò Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno. 2 Giobbe prese la parola e disse:
3 «Perisca il giorno nel quale sono nato,
e la notte che ha detto:
“È stato concepito un uomo!”.
4 Che quel giorno sia tenebre,
che da lassù Dio non ne abbia cura,
non brilli sopra di lui la luce!
5 Che lo rivendichino tenebre e ombra
funerea,
che si posi sopra di lui una nube,
le eclissi lo rendano spaventoso!
6 Quella notte se la possegga il buio,
essa non si aggiunga ai giorni dell’anno
e non entri nel computo dei mesi!
7 Sì, quella notte sia infeconda
e non vi penetri l’allegrezza.
8 La maledicano quelli che imprecano
all’Oceano,
coloro che sono esperti nel risvegliare Leviatàn.
9 Si oscurino le stelle della sua aurora,
attenda la luce, e non venga
e non veda i guizzi dell’aurora;
10 perché essa non chiuse per me il varco della matrice,
e non sottrasse ai miei occhi tanta miseria.
11 Perché non sono morto sin dal seno materno,
e non sono spirato appena uscito dal grembo?
12 Perché due ginocchia mi accolsero,
e perché due mammelle, per allattarmi?
13 Sì, ora giacerei tranquillo,
dormirei e godrei il riposo,
14 insieme ai re e ai governanti della terra,
che si sono costruiti mausolei,
15 o insieme ai nobili che possiedono oro
o riempiono di argento i loro palazzi.
16 O perché non sono stato come un aborto interrato,
come i bimbi che non hanno visto la luce?
17 Laggiù i malvagi cessano di agitarsi
e là riposano gli sfiniti di forze.
18 I prigionieri stanno tranquilli insieme a loro,
senza udire più la voce dell’aguzzino.
19 Laggiù piccoli e grandi si confondono,
e lo schiavo è libero dal suo padrone.
20 Perché dar la luce a un infelice
e la vita agli amareggiati nell’animo,
21 a coloro che attendono la morte che non viene,
e si affannano a ricercarla più di un tesoro,
22 che godono andando verso il tumulo
ed esultano perché trovano una tomba;
23 a un uomo, il cui cammino è nascosto,
e che Dio da ogni parte ha sbarrato?
24 Così, come mio alimento vengono i sospiri,
e i miei gemiti sgorgano come acqua;
25 perché ciò che io temo, mi colpisce,
e ciò che mi spaventa, mi sopraggiunge.
26 Non ho tranquillità, non ho pace,
non ho posa, mi assale il tormento».
- Geremia 20,14
- Geremia 15,10
- Giobbe 40,25
- Salmi 74,14
- Qohèlet 6,3
Leviatàn: in 40,25 indica il coccodrillo, in Sal 104,36 ogni grosso cetaceo marino. Qui invece è evocato come mostro marino, simbolo del caos primitivo.
