don (Dr) Augustine Kanachikuzhy SSP
La Chiesa di Gerusalemme era composta principalmente da cristiani di origine ebraica, mentre la Chiesa di Antiochia aveva molti credenti di origine pagana. Dopo il ritorno di Paolo ad Antiochia, al termine del primo viaggio missionario, i giudeo-cristiani di Gerusalemme sollevano una questione urgente: occorre, secondo loro, definire i requisiti per la conversione al cristianesimo dei pagani. Essi insistono sul fatto che i convertiti debbano sottoporsi alla circoncisione e osservare la Legge mosaica, in quanto tali pratiche sono necessarie per la salvezza. Paolo si oppone fermamente a questa posizione. Per lui, i pagano-cristiani non sono vincolati né dalla circoncisione né dalla Legge mosaica. Ma la disputa non può essere risolta in loco: la chiesa di Antiochia invia quindi Paolo, Barnaba e altri a Gerusalemme per dirimere la questione con gli apostoli e gli anziani.
Il ruolo di Paolo all’Assemblea di Gerusalemme
Giunti a Gerusalemme, Paolo e Barnaba vengono accolti dagli apostoli e dagli anziani, ai quali riferiscono tutto ciò che Dio ha compiuto attraverso la loro missione. Luca, in At 15, riporta in modo succinto che il Sinedrio ascolta Barnaba e Paolo che raccontano i segni e i prodigi che Dio ha operato tra i Gentili per mezzo loro. Paolo fornisce ulteriori dettagli in Gal 2,1-10: descrive la visita a Gerusalemme affermando che si svolse “quattordici anni dopo” (probabilmente si riferisce a quattordici anni dopo la sua conversione), collocandola intorno al 49 d.C. – in linea con la cronologia degli Atti. Paolo evidenzia che tale viaggio a Gerusalemme fu motivato da una rivelazione divina (Gal 2,2), non da una convocazione dei responsabili di Gerusalemme. Ciò sottolinea la convinzione che la sua missione fosse divinamente autorizzata e non dipendente dall’approvazione umana. Paolo viaggia con Barnaba e Tito, quest’ultimo un convertito di origine pagana. La presenza di Tito è significativa: Paolo si rifiuta di permettere che sia costretto a sottoporsi alla circoncisione, difendendo “la verità del Vangelo” (Gal 2,5) contro i “falsi fratelli” che cercano di minare la libertà dei credenti di origine pagana. Paolo presenta il suo Vangelo ai responsabili di Gerusalemme, ma si riferisce ripetutamente a loro come “persone di fama” (Gal 2,2.6.9), espressione che manifesta un pizzico di ironia. Per Paolo, la reputazione umana conta poco; ciò che importa è la posizione davanti a Dio. La sua missione, come insiste fin dall’inizio della Lettera ai Galati (Gal 1,1), è autorizzata da Dio.
I frutti dell’Assemblea di Gerusalemme
Per Paolo, all’Assemblea di Gerusalemme è in gioco “la verità del Vangelo” (Gal 2,5). Egli immagina una Chiesa guidata dallo Spirito Santo e plasmata dall’amore divino, libera dalle esigenze della circoncisione, delle leggi alimentari o di altre osservanze specificamente ebraiche. Diversamente da Paolo, Pietro (Cefa) svolge il suo ministero principalmente tra i cristiani di origine ebraica che continuavano a osservare la circoncisione, le leggi alimentari, le pratiche del sabato e le feste ebraiche. Il Concilio alla fine riconosce la missione specifica di Paolo. Come Paolo stesso scrive: “Giacomo, Cefa e Giovanni, che erano le colonne, diedero a me e a Barnaba la mano destra in segno di comunione” (Gal 2,9). Questo accordo conferma il ruolo di Paolo nel guidare una missione tra i pagani, mentre a Pietro sono affidati i credenti di origine ebraica. L’unica condizione richiesta a Paolo è quella di “ricordarsi dei poveri” (Gal 2,10) – responsabilità che egli accetta con gioia. In effetti, Paolo in seguito organizzerà collette dalle chiese dei Gentili per sostenere i credenti di Gerusalemme (cfr. 1Cor 16,1-3; 2Cor 8; Rm 15,25-26).
Significato
Il contributo di Paolo all’Assemblea di Gerusalemme è decisivo: egli difende la libertà dei cristiani di origine pagana dai condizionamenti della Legge mosaica. Sostiene il principio che la salvezza viene solo da Cristo e non dalla circoncisione o dall’osservanza dei precetti legali. Ottiene inoltre il riconoscimento della sua missione presso i Gentili, affermando così l’universalità del Vangelo. In tutto questo, manifesta la sua comunione con i responsabili di Gerusalemme, pur mantenendo l’indipendenza nella sua missione. L’Assemblea segna quindi una svolta nel cristianesimo delle origini, garantendo che il Vangelo possa diffondersi senza ostacoli tra i pagani.
