Pastorale Parola e vita

Paolo e Barnaba

Paolo e Barnaba

Don Dr. Augustine Kanachikuzhy, SSP

Il ruolo centrale di Antiochia nel primo cristianesimo

Mentre Paolo si trova ancora a Tarso, Antiochia sull’Oronte —nota anche come Antiochia di Siria— si afferma come il secondo grande fulcro del cristianesimo dopo Gerusalemme. Intravedendo le straordinarie opportunità che vi stanno nascendo, gli apostoli di Gerusalemme inviano Barnaba per coordinare l’opera di evangelizzazione. Al suo arrivo, Barnaba si rende conto che l’impresa è troppo vasta per un uomo solo; si reca quindi a Tarso per cercare Saulo e condurlo con sé ad Antiochia (At 11,25–26). Saulo, allora conosciuto ancora con il suo nome ebraico, vi trascorre un anno intero dedicandosi intensamente al ministero. In questo periodo, la comunità di Antiochia affida a Barnaba e a Saulo il compito di consegnare un aiuto umanitario a Gerusalemme, poiché una grave carestia ha colpito la regione e i credenti antiocheni sentono il bisogno di sostenere la Chiesa madre (At 11,30). Al loro ritorno, portano con sé Giovanni Marco, che collabora con loro per un certo periodo prima di abbandonare la missione (At 12,25). È proprio in quel momento che la Chiesa di Antiochia decide di spingersi oltre i propri confini. Sebbene la comunità conti numerosi profeti e maestri, lo Spirito Santo sceglie specificamente Barnaba – menzionato per primo – e Saulo – posto in fondo alla lista – per la nuova opera (At 13,1-3). Questa chiamata divina non risponde a gerarchie umane, ma all’idoneità di ciascuno, adempiendo così la promessa di Gesù su Paolo: «Egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli d’Israele» (At 9,15).

I viaggi missionari di Paolo

La diffusione della fede cristiana nel resto del mondo si realizza attraverso i viaggi di Paolo in Asia Minore e in diverse regioni d’Europa, passati alla storia come i suoi tre viaggi missionari. Sebbene né l’evangelista Luca (autore degli Atti) né Paolo stesso abbiano mai usato questa espressione, gli studiosi la impiegano per dare una struttura più chiara al racconto. È interessante notare come Paolo non viaggi quasi mai da solo; è sempre affiancato da collaboratori che condividono con lui la predicazione e la fondazione di nuove comunità.

Il primo viaggio missionario (46-49 d.C.)

Barnaba e Saulo si imbarcano alla volta dell’isola di Cipro, visitandone diverse città portuali (At 13,4). Per seguire da vicino questo itinerario, si consiglia di consultare le mappe presenti nella maggior parte delle Bibbie o nell’Atlante Biblico di Giacomo Perego. Le tappe principali del percorso furono: Seleucia (il porto di Antiochia), Salamina (nella parte orientale di Cipro), Pafo (nella parte occidentale di Cipro), Perge (in Panfilia); Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe.

A Pafo l’incontro con due figure chiave segna una svolta: il mago Bar-Gesù (chiamato anche Elimas) e lo stesso Sergio Paolo, il proconsole romano presso cui il mago prestava servizio. Elimas cerca in ogni modo di allontanare il proconsole dalla fede, ma Paolo lo affronta a viso aperto, colpendolo con una temporanea cecità. Questo prodigio straordinario spinge Sergio Paolo a convertirsi. L’episodio manifesta chiaramente la potenza dello Spirito Santo: il raggiratore viene ridotto al silenzio e il messaggio cristiano fa breccia nelle alte sfere del potere (At 13,6-12). A partire da questo momento, Paolo assume definitivamente la guida del gruppo e il libro degli Atti abbandona il nome Saulo, sostituendolo con «Paolo». La conversione di un’autorità romana di alto rango dimostra che il Vangelo non trasforma soltanto la vita dei poveri e degli emarginati, ma ha la forza di toccare anche gli ambienti più influenti e facoltosi. Conclusa la missione a Cipro, i missionari fanno rotta verso Perge e quindi verso Antiochia di Pisidia, dove danno inizio alla loro predicazione partendo dalla sinagoga.

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